PARIGI – Calato il sipario sulla moda per l’Autunno-Inverno 2025/26 proposta sotto la tour Eiffel. Cosa ci resta della Paris Fashion Week? Ecco alcune chicche.
Di Miuccia Prada per Miu Miu ricorderemo (e certamente ritroveremo) le borse, i cappotti di lana grigia, così come l’abito con le spalline scivolate che lascia intravedere quelle del reggiseno.
Magnetiche le donne Saint Laurent volute dal designer italo-belga Anthony Vaccarello, dal 2016 alla guida della griffe: indossano seducenti collant velati, sotto a gonne dritte dalle tasche laterali, ai piedi calzano décolletées nere, capi spalla squadrati e dai colori contrastanti. Sono delle sexy lady, assai chic, dall’identità sempre contemporanea.
Un fil noir, ovvero il nastro di raso nero, amatissimo dalla mitica Coco, a collegare le proposte del défilé Chanel. Il nastro in una fascia larga che si imponeva già nella sala espositiva. In passerella, a spiccare abiti da cocktail con stampe astratte a zigzag, gonne e cardigan in maglia colore beige e nero, le giacche con due tasche a patta e colletti tempestati di gioielli, ma soprattutto le minuscole borsette imbottite con bijoux dal color argento metallizzato o pelle verniciata nera.
Nero dominante anche in Balenciaga, abbinato al bianco delle camicie, la borsa aperta, look provocatorio con colletto alzato, polo e piumino 100 grammi per gli sportivi di ogni età. L’autunno-inverno 2025/2026 di Balenciaga non lascia nulla al caso, anche quando scompone i codici del guardaroba tradizionale e li riassembla.
Louis Vuitton ha (naturalmente) la stazione ferroviaria come punto di partenza. Show ambientato nell’atrio dell’Étoile du Nord, accanto alla Gare du Nord. Una sfilata certamente di impatto: impermeabili trasparenti, tute in lattice camicie di velluto rosso orchidea, giacche a vento grafiche con loghi Vuitton, abiti a forma di armature da samurai. Pezzo forte come sempre le borse: risaltano le bisacce con doppio monogramma Vuitton. In prima fila, tra tanti vip, la first lady Brigitte Macron.
La sfilata Dior si ispira al romanzo ‘Orlando’ di Virginia Woolf, pretesto per rispolverare con genialità l’enorme archivio Dior. Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa, propone sulla scena un dialogo tra passato, presente e futuro. Passa dalle divise del Settecento (rileggendole per trasformarle in cappotti strutturati) e arriva al new look di Christian Dior (con i tailleur, le giacche bar e le t-shirt con stampa J’Adior), ma omaggia nel frattempo i suoi predecessori, da Gianfranco Ferrè a John Galliano.
Il mondo Valentino, Alessandro Michele lo ridefinisce con un remix dello stile in un contesto particolare, che richiama un bagno pubblico, allestito con luci rosse tra specchi e lavandini.
“Il bagno è un luogo che riguarda la vestizione, il rapporto di intimità che c’è con gli abiti”, spiega lo stesso designer, che sulla collezione aggiunge: “per un 30% è pesantemente figlia dell’osservazione letterale degli archivi e per il resto vive di capi creati totalmente da zero”. Sfilano così pizzi, fiocchi, balze, pantaloni svasati, pellicciotti, tuniche bon ton e spalle anni 80.