Uno stile “senza tempo e senza luogo, un sempre e ovunque”, come ama definirlo Giorgio Armani, che chiude la Milano Fashion Week con la sua collezione Autunno/Inverno 2025-2026 intitolata “Radici”. Un ritorno all’essenza dell’universo Armani, con quell’eleganza unica rappresentata dalle linee morbide e abbreviate delle giacche quasi a disegnare il corpo, i cappotti ampi indossati aperti quelli allungati e stretti sul busto quelli a doppiopetto, i pantaloni come maxi plissé che si chiudono all’altezza della caviglia, maxi cinture a definire la silhouette e stivaletti stringati ai piedi. I colori sono quelli caldi della terra e i tessuti (velluti, cashmere e sete jacquard) sono un richiamo all’Oriente.
“Ogni collezione per me è il desiderio di trovare nuove prospettive” -racconta Armani– “Questa stagione ho pensato alle radici, immaginando abiti che prendono i colori della terra, dei minerali, di certi paesaggi arsi dal sole. Ho voluto immaginare una nuova armonia, perché penso sia quello di cui tutti abbiamo bisogno”.
Ad applaudire la sfilata, tra i tanti ospiti vip, anche la senatrice Liliana Segre.
E se Giorgio Armani chiude, il giorno prima hanno sfilato, tra gli altri Versace, Tod’s, Moschino, Elisabetta Franchi e Missoni.
VERSACE, TOD’S, MOSCHINO, ELISABETTA FRANCHI e MISSONI
Versace ha scelto un deposito di tram per il set della sua sfilata assolutamente glamour. Nei look c’è un ritorno alla fine degli anni Novanta, con i piumini imbottiti dal pattern barocco portati come mini gonne, abiti couture e capispalla fascianti. Predomina il total black, mentre l’animalier si alterna agli accessori dal carattere rock.
Tod’s si affida a madame Carla Bruni per celebrare il savoir faire, con un abito scultoreo realizzato con scampoli di pelle recuperati. La collezione è disegnata dal direttore creativo Matteo Tamburini, immaginata per donne sicure di sé.
Ironica come il suo segno distintivo originario, la collezione Autunno-Inverno 2025/26 Moschino. Il brand guidato da Adrian Appiolaza ha nello stesso tempo lanciato messaggi dedicati alla salvaguardia ambientale, come la maxi T-shirt stampata e gli outfit in stile “spazzatura”. Non sono mancate le stampe d’archivio sulle t-shirt o i classici simboli pois e cuori.
Elisabetta Franchi si lascia ispirare dall’empowerment femminile, con una collezione che è un tributo “alla forza e alla libertà delle donne che non hanno paura di esprimersi, che abbracciano la loro sensualità con disinvoltura e determinazione”, come ama precisare la stessa stilista, che aggiunge: “Ho scelto Palazzo Acerbi come cornice per questa sfilata, un luogo che racconta storie di opulenza e di audacia. Tra quelle stanze, ho voluto dare vita a una femminilità che è insieme elegante e rigorosa, decisa e provocante. Ogni abito racconta la storia di una donna che sfida le convenzioni con eleganza senza mai rinunciare al proprio potere”.
I capi sono scolpiti sul corpo, esaltano il punto vita così come le spalle, per mostrare con un minimalismo anni ’90 proprio il potere delle donne.
Per Missoni un debutto, quello del neo direttore creativo Alberto Caliri, che ha recuperato il sommerso della casa di moda ad arricchire i consueti motivi multicolor e a zig zag.